Areopago – Collina di Ares di Atene – Grecia

Areopago - Collina di Ares di AteneAreopago - Collina di Ares di Atene

Quando si va a visitare la capitale della Grecia e si sale per ammirare le bellezze dell’acropoli non dimenticate di fare una visita a un luogo storico molto importante: L’Areopago di Atene.

L’Areopago della città di Atene, situato tra l’agorà e l’acropoli, è una piccola collina di 110 metri di altezza.

L’Areopago viene chiamato anche collina di Ares perché su questa altura si sarebbe svolto un leggendario giudizio nei confronti di Ares.

Secondo la leggenda sull’Areopago il dio greco Ares, figlio di Zeus e di Era, sarebbe stato sottoposto a giudizio per l’omicidio di Poseidone, dio del mare.

Una cosa importante da ricordare è che su questa collina nell’antica Grecia, prima del sorgere della democrazia, si riuniva un tribunale, presieduto dal re e formato da un collegio giudicante, che giudicava i cittadini ateniesi e greci per i delitti di sangue e per gli omicidi compiuti con premeditazione.

Sopra la collina di Ares non si poteva mentire.

Anche per i cristiani questa collina è molto importante, poiché piena di significato storico e religioso.

L’Areopago, infatti, è la famosa collina in cui San Paolo, apostolo di Gesù, salì a parlare del Dio ignoto agli ateniesi come descritto negli Atti degli apostoli.

Discorso di San Paolo apostolo davanti all’Areopago in Atene

Atti degli apostoli 17,22-34 agli areopagiti

Allora Paolo, alzatosi in mezzo all’Areòpago, disse:

«Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto:

Poiché di lui stirpe noi siamo.

 

 

Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana. Dopo esser passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un’altra volta». Così Paolo uscì da quella riunione. Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell’Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.